sabato 23 febbraio 2013

Scrivi una storia Duochrome (concorso)




Ciao a tutte ragazze!

Eccomi di nuovo qui con un nuovo regalo per voi!

Questa volta il regalo è davvero consistente ma non sarà la fortuna a scegliere una vincitrice, bensì io!
Ora vi spiego cosa dovrete fare per provare a vincere una PALETTE DUOCHROME NEVE MAKEUP!!!( è sold out e ricercatissima!!!)

Sarà una cosa molto divertente e in cui dovete dare sfogo alla vostra fantasia, infatti vi chiedo di scrivere un piccolo racconto, una breve storia(di senso compiuto) che contenga i dieci nomi delle cialde che compongono la palette: pioggia acida, utopia, alchimista, chimera, fireworks, mela stregata, abracadabra, polline, veleno, mezza estate.

Ovviamente l'ordine di "apparizione" delle parole lo scegliete voi la cosa importante è che sia una bella storia!


Ecco a voi le semplici regole:

-essere iscritte sia al blog che alla pagina facebook

-commentare sotto questo post con la vostra storia

-inserire i vostri riferimenti fb nel commento qui sotto

-lasciare un solo commento a testa

-commentare dal  23 febbraio 2013 alle ore 24.00 del 20 marzo 2013


Per la vincitrice dovrete lasciarmi un po' di tempo per leggere tutte le storie(spero saranno tantissime) e scegliere quella che per me sarà la più bella, divertente o emozionante!

Non mi resta che dirvi...IN BOCCA AL LUPO!!!

un bacio a tutte e...
a presto makeuppine!!!

41 commenti:

  1. Ciao! Che bellissima idea, mi sono divertita tantissimo a comporre questo racconto. Un po' banalotto forse, ma spero ti piaccia lo stesso.
    La mia email: danielaepier@gmail.com
    Su Facebook ti seguo come: Manuela Balocco
    Il problema è che la mia storia è lunghetta e te la copio e incollo in risposta a questo commento perchè altrimenti non me la fa inserire. Se non va bene fammelo sapere che cancello i commenti e trovo un modo alternativo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La leggenda di Neve e Cosmeto
      Gli abitanti della terra di Duocromo, per dissuadere i bambini dall’attraversare i confini della contea, sono soliti raccontare la storia di Neve e Cosmeto, due giovani perduti nella terra oscura e tornati grazie al coraggio e alla bontà d'animo.

      Elimina
    2. Era una giornata di MEZZA ESTATE, quando Neve si rese conto che di lì a poco avrebbe compiuto venticinque anni. Per una ragazza venticinque anni erano tutto e niente, lei aveva solo una gran voglia di vivere spensierata e senza problemi, e non voleva assolutamente pensare di trovare un marito e mettere su casa, come le suggerivano la madre e soprattutto le amiche, tutte già sposate e con prole. Lei voleva vivere la sua vita in libertà, avrebbe voluto sapere tutti i segreti delle piante e diventare una brava guaritrice. Avrebbe voluto avere 25 anni per sempre, e all’epoca non pensava che quelli sarebbero stati gli ultimi anni che compiva, perché Cosmeto non era ancora entrato nella sua vita.
      Neve era una ragazza appassionata, da alcuni considerata strana. Viveva per aiutare gli altri, servendosi di rimedi naturali come fiori, piante e POLLINE. Credeva fermamente che l’essenza della vita fosse nascosta in un fiore appena sbocciato o in una goccia di rugiada nelle mattine autunnali.
      Neve amava la vita, Cosmeto no, almeno non fino a quando conobbe Neve.
      L’incontro con Cosmeto, una creatura apparentemente umana, avvenne nei boschi della contea una mattina estiva, dopo una notte di tempesta e PIOGGIA ACIDA, proveniente dalle terre oscure dell’est.
      Si diceva che la pioggia acida portasse brutte notizie, ma Neve, non curante degli avvertimenti, si era recata al confine della contea per trovare le mele più belle e succose da usare per la sua torta di compleanno. Gli abitanti di Duocromo erano convinti che, superato il confine, si entrasse nel territorio di un vecchio ALCHIMISTA che viveva in una capanna nei boschi lì vicino, che trasformava tutti coloro che vi entravano in creature malvagie. Neve, fanciulla poco incline a credere a simili storie di magia, prese coraggio e varcò la soglia, dato che l’albero di mele più grande e carico di frutti aveva notato essere al di là del confine. Cosmeto, condannato a vivere la sua vita nel bosco, reso malvagio dall’alchimista, perché aveva osato varcare il suo confine, era a pochi passi dal melo, quando i suoi occhi incrociarono quelli di Neve. Per un istante il mondo parve fermarsi, come se tra loro ci fosse stato un incantesimo, un ABRACADABRA, come quelli che si sentono raccontare solo dalle mamme ai bambini prima di addormentarsi. Neve, scossa da questo incontro, prese in fretta una delle mele e fece per correre a casa. I confini del regno dell’alchimista erano impenetrabili una volta entrati, e Neve realizzò in quel momento di essere in trappola. Al solo tocco, la MELA STREGATA trasformò anch’ella in una creatura malvagia. Ma Neve era buona d’animo, e l’effetto del VELENO fu attutito proprio dal suo buon cuore.
      Neve e Cosmeto errarono per la foresta dell’alchimista per un tempo indefinito, alcuni parlano di giorni, altri di anni, chi perfino osa dire per secoli.
      Cosmeto era diffidente nei confronti di Neve, ma col tempo tra i due nacque qualcosa che li unì indissolubilmente, e Neve capì che la sua bontà e il suo coraggio, in quel territorio malvagio, erano più forti dei poteri stessi dell’alchimista. Inizialmente pensò a tutto ciò come ad un’UTOPIA, un’idea non raggiungibile.
      Ma Cosmeto diventò sempre più buono e coraggioso, grazie al contatto con Neve, e ogni giorno i due diventavano sempre più uniti e sempre più forti contro l'alchimista.

      Elimina
    3. Osservarono da lontano la capanna del vecchio, e Neve, grazie alla sua esperienza con le erbe, capì che la malvagità di quello stregone era nata a causa dell’uso della cicuta: mortale per molti, ma elisir di lunga vita per gli stregoni. Una mattina d’inverno, l’alchimista andò nel bosco alla ricerca di legna per scaldarsi e Cosmeto decise che quello era il momento per ucciderlo. Neve, che non sopportava la violenza nemmeno contro il suo peggior nemico, decise di entrare nella capanna dell’alchimista e di sostituire le piante di cicuta con un’erba simile ma non velenosa, ovvero il coriandolo.
      L’alchimista, tornato a casa a tarda notte, bevve l’infuso, ma immediatamente tutti i suoi poteri svanirono. Diventato pazzo per la mancanza di poteri, iniziò ad errare di contea in contea, inseguendo una CHIMERA, con l’illusione di ritrovare i suoi poteri, senza successo. Non si seppe più nulla di lui, alcuni sostengono che dopo anni e anni spesi errando di contea in contea sia tornato nella sua vecchia capanna nei boschi confinanti con Duocromo, diventando un’abile taglialegna.
      Neve, grazie alle sue erbe e preparati miracolosi riuscì a trasformare Cosmeto in un ragazzo buono d’animo, come lei. L’infuso di coriandolo fece sparire gli incantesimi malvagi che l’alchimista gli aveva inferto. Si sposarono la notte dei FIREWORKS a Duocromo e vissero per sempre felici contenti.
      Ideata e scritta da Manuela. :-)

      Elimina
    4. Prima di tutto sei bravissima, secondo ti consiglio di scrivere un libro, terzo siamo senza speranza ahah

      Elimina
  2. ISCRITTA!!!
    Mi sono appena iscritta sul tuo blog grazie ad Hornitorella, sono nuova nel campo del make up e nel campo della tecnologia in generale devo dire:-p...Quindi anche se non abbiamo speranza con la duochrome, potrò sempre tener conto dei tuoi validi consigli!
    Già ho letto un pò di post e devo dire mi hai illuminata...

    RispondiElimina
  3. anche io ringrazio ornella per avermi indicato te, sto guardando la tua pag facebook e ho trovato tante cose carine, sei molto brava!!! veniamo a noi, la mia storia??? sono una moglie mamma di 29 anni, ho due splendidi bimbi di 6 e 4 anni, sono la mia vita.... rispetto alle ragazze dei nostri tempi io sono controcorrente, ho fatto i figli molto presto... forse sarò anche perchè ho trovato lavoro e la persona giusta molto in fretta... mi sento davvero fortunata.. molte mi chiedono se non mi pento di aver perso tante cose della mia gioventù avendo i figli presto, ed io dico no.... loro sono la mia vita!!! vivo per loro!!!! mi fanno tanto dannare, ma mi riempiono davvero il cuore...
    mi sto appassionando sempre piu al make up.. avevo perso un pò la voglia prima perchè pensavo prima a loro, ma ora che cominciano ad essere più grandini posso dedicare un pochino di tempo a me, come è giusto che sia... grazie infinite per questa possibilità, io una palette di neve non potrei mai permettermela.. grazie un bacione (su face sono sempre claudia gaspari)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. grazie Claudia per essere dei nostri...ma la storia per partecipare al concorso deve essere di fantasia(o meno) contentente i 10 nomi delle 10 cialdine della palette duochrome..
      cmq ti faccio i miei complimenti per essere una giovane supermamma controcorrente :)

      Elimina
  4. Era una calda sera di Mezza Estate, io e le mie amiche avevamo deciso di passare quella serata in modo diverso: niente locali, niente feste, solo noi tre in macchina, verso il bosco.
    La radio passava "Fireworks" di Katy Perry, che mi teneva compagnia assieme ai racconti e alle risate così amichevoli che condividevano con me quel piccolo spazio...
    Dopo alcuni chilometri decidemmo di fermarci in un piccolo locale, a prendere qualcosa da mangiare e da bere prima di proseguire oltre nella nostra piccola gita fuori porta. Entrammo, prendemmo posto, e dopo pochi minuti si avvicinò a noi il cameriere dall'aspetto assai bizzarro: sembrava un Alchimista, e sicuramente quella divisa fornita per lavorare non lo aiutava (e no, neanche quei capelli un pò strampalati e quegli occhiali dalla montatura spessa lo facevano!)
    Per proseguire il nostro intento di "serata speciale" decidiamo di ordinare le cose più particolari del menù: certo, prendere un piatto di rigatoni al sugo in mezzo al bosco sarebbe stata un'Utopia! Io puntai un invitante piatto di frutta, nel menù veniva descritto come "la cesta della Chimera".
    La chimera però, probabilmente, aveva frutta assai vecchiotta: inutile dirvi i dolori ed i crampi addominali! L'alchimista e la Chimera sicuramente m'avranno rifilato una Mela Stregata, con una buona dose di Veleno al suo interno (ho sempre voluto essere Biancaneve, certo, ma almeno poteva arrivare il principe invece della mela... no eh?!)... o molto più semplicemente, rancida e andata a male!
    Da quel momento ricordo poco e niente, le mie amiche mi hanno poi raccontato di avermi portato in un B&B lì vicino dove abbiamo trascorso la notte dato che in quelle condizioni era impossibile per me guidare.
    Al risveglio, mi sono ritrovata in un posto magico: alberi secolari, sole, fiori, uccellini che cinguettavano, ed il maledetto Polline che mi faceva starnutire... un disagio su cui chiudo un occhio volentieri di fronte alla bellezza della natura in primavera!
    Quel sole ci baciava, ci scaldava, aveva donato gioia e serenità ai nostri animi, passammo così l'intera giornata, stese in un prato a farci coccolare dal sole...
    Poco prima del tramonto decidiamo però di far rientro in città, dove per svegliarci da questo splendido sogno troviamo un temporale proprio all'ingresso della zona industriale: Pioggia Acida, questo era, e sembrava dire: basta sognare, tornate alla dura realtà!
    Nessuna magia in tutto questo, nessun uccellino che cinguettava, nessun cameriere dall'aspetto strambo, nessun alchimista che mi avvelenava una mela pronunciando "Abracadabra"... era tutto finito... una esperienza sicuramente stravagante,a tratti comica, a tratti troppo suggestiva... Ma era questo che cercavamo: un'avventura tutta nostra, qualcosa capace di unirci ancora di più, qualcosa che solo noi tre avremmo apprezzato, nella sua semplicità e piccolezza... perchè in fin dei conti non c'è niente di meglio di una giornata di sole trascorsa con le amiche.

    Ps. su FB sono Marika Scapecchi, in bocca al lupo a tutte!!!!

    RispondiElimina
  5. Il cielo plumbeo non presagiva nulla di buono in quella fredda mattina nella città di UTOPIA, dove tutto prende forma, dove trova luce l'essenza di ogni cosa.
    L' ALCHIMISTA preoccupato nella sua torre, fissava il suo magico alambicco alla ricerca di una possibile soluzione per scongiurare la profezia della PIOGGIA ACIDA composta da un potente VELENO in grado di spazzare via ogni colore dalla faccia della terra.
    Senza alcuna soluzione l'alchimista decise di riunire tutti gli specialisti in materia; ma nessun mago con i suoi ABRACADABRA e nessun artificiere con i propri FIREWORKS trovò la soluzione.
    Così triste l'alchimista si mise a passeggiare in cerca d'ispirazione nel suo giardino di MEZZA ESTATE dove le api più laboriose possono succhiare il miglior POLLINE per produrre il miele più appetitoso che esista.
    Incanto dalla visione di uno splendido girasole, l'alchimista trovò la soluzione alla pioggia acida, un ciuffo della criniera della spaventosa CHIMERA avrebbe potuto scongiurare la fine dei colori.
    Così accinse dalla sua splendida biblioteca colma di sapere la migliore ricetta per una MELA AVVELENATA per far cadere in un sonno profondo la spaventosa creatura e rubarle un ciuffo dalla folta criniera.
    Con il ciuffo dorato compose una potente formula che liberò nel cielo uno splendido arcobaleno in grado di spazzare via le nuvole e allontanare per sempre l'idea di un mondo senza colori.

    Su FB sono Valeria Pinna, grazie per il concorso è molto creativo e divertente! :)

    RispondiElimina
  6. Perdonami mi era sfuggita una parola! Dicevo che anche io ti ho scoperta grazie ad Ornella e, a prescindere dall'esito del concorso, continuerò a seguirti anche in futuro :) Amando scrivere, non potevo non partecipare a questo concorso quindi questa è la storia che ho ideato.. Spero ti piaccia :)

    La sera del 15 agosto, nel regno di Utopia, Luna e Aranel una coppia molto innamorata, erano in piazza per la festa di mezza estate. C’erano le giostre e la fiera ed era previsto uno spettacolo organizzato dalla ditta “Fire works”, famosa per i suoi particolarissimi Fuochi d’artificio. Dopo aver fatto il giro di tutte le giostre, i due innamorati entrarono in un tendone dove una donna di nome Pandora leggeva il futuro attraverso le rune. La donna fu subito attratta da Aranel ma capì che i due erano molto innamorati così decise di separarli. Predisse il futuro a Luna e le disse che si sarebbe verificato un evento che li avrebbe fatti allontanare perché in realtà Aranel non era innamorato di lei ma di un’altra donna. Luna credette alla maga e, uscendo dal tendone infuriata e senza ascoltare il ragazzo, si diresse verso una bancarella che aveva attirato la sua attenzione per il cartello che brillava di viola con la scritta “Abracadabra”. La persona che stava dietro al bancone era molto strana… Era una signora molto anziana che aveva però un’area conosciuta. Quando Luna si avvicinò, la donna le chiese se volesse assaggiare una mela stregata, così chiamata perché esternamente era ricoperta da una sostanza blu che disse essere “caramello magico”. Luna accettò ma quando morse la mela, la pelle cominciò ad arderle come se le fosse caduta addosso una pioggia acida. La donna allora, cambiò aspetto; assunse le sembianze di Pandora, la maga delle rune e ghignando rivelò di essere un alchimista. Era tornata per vendicarsi degli abitanti del paese che l’avevano scacciata molti anni prima quando avevano scoperto che lei manipolava le loro menti grazie al veleno ottenuto dal polline degli strani fiori blu che coltivava in giardino, con i quali ricavava una pozione che versava poi nell’acqua del ruscello.
    Nel frattempo Aranel, che aveva visto tutto, si avvicinò a Luna che svenne tra le sue braccia. Spaventato dal fatto che la ragazza potesse morire, supplicò l’alchimista di risparmiarla e di prendere lui al suo posto. Finalmente Pandora ottenne ciò che voleva: Aranel. Spezzò l’incantesimo di Luna e scappò con il ragazzo. Quando Luna si svegliò, chiese cos’era successo così le raccontarono l’accaduto. La ragazza scoppiò in lacrime e disse che avrebbe fatto di tutto per ritrovare il suo Aranel. Andò alla biblioteca del regno per cercare notizie su vecchi giornali che potessero risalire al periodo in cui l’alchimista fu scacciata dal paese. Ad un certo punto fu attirata da un titolo che diceva “Addio pozioni e abracadabra ; la vecchia alchimista scacciata dal paese”. Luna lo lesse e riuscì a risalire al luogo in cui poteva trovarsi... Intanto Padora, stava ipnotizzando Aranel per farlo innamorare di lei; Prese il suo medaglione rosso raffigurante una chimera e, facendolo ondeggiare davanti ai suoi occhi, cominciò a recitare l’incantesimo: “Sangue di drago, coda di rospo così il tuo passato diventa fosco; cade la notte ed il giorno si oscura, senza le stelle, senza la luna”… Nell’udire la parola Luna, Aranel pensò alla sua Luna; gli scesero due lacrime dagli occhi così Pandora capì che l’incantesimo non stava avendo effetto. Andò su tutte le furie e decise che, se non poteva averlo lei, non avrebbe potuto averlo nemmeno Luna. Gli diede da bere una pozione che lo fece cadere in un sonno profondo dal quale si sarebbe svegliato solo con il bacio del vero amore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Era sicura che Luna non fosse innamorata di lui, visto che era bastata la sua predilezione per farla allontanare da lui ma, inaspettatamente, ecco la ragazza comparire davanti alla porta, decisa a sfidarla e a dare la vita pur di salvare il suo Aranel. Pandora non riusciva a crederci… “È troppo tardi, ormai non puoi più averlo” le disse. La ragazza si voltò e lo vide disteso sul letto; si avvicinò a lui e cercò di svegliarlo ma Aranel non reagiva. Scoppiò in lacrime e chiese a Pandora cosa gli avesse fatto. “È sotto un incantesimo che lo terrà in vita ancora per poco dopo di che morirà” disse ghignando. Luna urlò disperata e si scagliò contro di lei gettandola sul pavimento, e andò da Aranel.. Si sedette sul letto vicino a lui, con le lacrime che le rigavano il volto, e tenendogli la mano gli disse che era stato un errore quello di credere alla maga e che lui era l’uomo della sua vita; si avvicinò alla sua bocca e lo baciò. Come accade nelle migliori favole, Aranel si svegliò e non riuscì credere che luna fosse lì, accanto a lui; pensava che fosse un sogno ma era la realtà: Luna era lì per salvarlo. L’amore profondo che Luna dimostrò per Aranel, ruppe l’incantesimo che era stato fatto a Pandora quando era una bambina e la fece convertire in una strega buona. Per ringraziarli, decise di fargli dono di due ciondoli, che costituivano le due parti di un cuore. “Fate sempre in modo che le due parti stiano unite e che la fiamma del vostro amore continui ad ardere all’infinito”. Con questo augurio, Pandora sparì in un fuoco d’artificio. Poco dopo Luna sentì un suono ad intermittenza; aprì gli occhi e spense la sveglia; era stato tutto un sogno. Si voltò verso Aranel, che dormiva accanto a lei, gli diede un bacio e si accorse che sul comodino c’erano due collane i cui ciondoli formavano un cuore. Sorrise e disse semplicemente “Grazie Pandora, non lo dimenticheremo mai”.


      Elimina
    2. io ti seguo su facebook con il nome "Babymary channel"
      un bacio e buona fortuna a tutte ^.^

      Elimina
  7. Nevecroma e la chimera misteriosa
    In un mondo lontano, in cui la magia faceva da padrona , abitato da meravigliose creature incantate, viveva una giovane ed ambiziosa maga ALCHIMISTA di nome Nevecroma , che a causa della sua inesperienza eseguiva incantesimi mediocri che non soddisfavano mai le sue aspettative. Un giorno mentre si trovava a raccogliere delle piante stregate per uno dei suoi esperimenti , il vento soffiò forte e il POllINE di un magnifico fiore dorato la fece starnutire. Improvvisamente si sentì come attraversata da una forza e da un fervore che non aveva mai provato , scattò in piedi e corse nel suo laboratorio decisa a portare a compimento la sua pozione magica. Voleva creare un VELENO tanto potente da poter uccidere un grosso animale che spaventava il suo piccolo villaggio , una maestosa e irrequieta CHIMERA . Lei pensava inizialmente che questo progetto fosse un ‘UTOPIA ma dopo l’esperienza con il bel fiore sapeva che forse qualcosa era cambiato. Infatti la giovane maga , a sua insaputa, era entrata in possesso di un fiore, il così detto ‘’ flos peritiae ‘’ che aveva la capacità di rendere il più inesperto degli uomini un ‘eccellenza nella professione che eseguiva. Questo si che fu un colpo di fortuna per la nostra maga , ma era fortuna o qualcosa di più grande?
    Nevecroma con sua grande sopresa riuscì a creare la pozione ;aveva un colore curioso e le ricordava quello DELLA PIOGGIA ACIDA che due mesi prima aveva procurato con la sua magia e aveva danneggiato l’Intera foresta di Duos. Decise di chiamarla ‘’ FIREWORKS‘’ per simboleggiare l’esplosione di felicità che le avrebbe procurato il raggiungimento del suo scopo. Intanto era giunto il giorno DI MEZZA ESTATE, in cui gli abitanti del suo paesino celebravano l’arrivo della ninfa del lago, che si manifestava loro solo in quel dì dell’anno, e gli faceva dono di una pietra, la gemma arcobaleno, che permetteva di guarire una e una sola persona o creatura che si trovasse in fin di vita. Nevecroma nel frattempo era pronta ad uccidere l’animale e immerse una mela nella sua pozione rendendola una MELA STREGATA. Si avvicinò alla tana della chimera, tentò di svegliarla con il suono del suo flauto ma questa non uscì. All’improvviso sentì delle urla provenire dal lago ;erano i suoi compaesani che chiedevano aiuto in quanto l’animale era giunto sull’acqua e spaventava tutti con il suo ruggito. La maghetta subito accorse e gettò nelle fauci della bestia la mela. ABRACADABRA! Ecco che la chimera iniziò a prendere sembianze umane! Con gran sorpresa di tutti era la ninfa del lago, com’era successo e cosa più importante come poteva Nevecroma impedire che morisse per l’incantesimo voluto per uccidere la chimera?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Continuo
      Ecco che però vide sbucare dalla tasca della veste della ninfa la pietra arcobaleno! Subito dopo apparve la sorella della sventurata, la ninfa della caverna, che gelosa della bellezza della ninfa del lago la voleva morta! Aveva fatto in modo che Nevecroma, l’unica maga del villaggio, entrasse in possesso del fiore dorato e che con le sue nuove abilità potesse uccidere l’animale in cui ella era stata tramutata . La malvagia ninfa allora giunta innanzi a Nevecroma la maledì, e le disse che nel caso in cui avesse salvato la ninfa del lago con la gemma arcobaleno , avrebbe perso tutto il grande potere che il fiore le aveva conferito. La maga, attraversata dal senso di colpa e a causa del suo animo buono, decise di non ascoltare la cattiva creatura e pose la gemma sul capo della ninfa. Ed ecco che la bella ninfa si risvegliò e contemporaneamente Nevecroma sentì il potere precedentemente acquisito attraversare il suo corpo e volare via. La ninfa della caverna amareggiata scappò mentre la buona sorella si accostò alla maga e la ringraziò per ciò che aveva fatto. Con il suo altruismo e la sua bontà era riuscita a salvarle la vita e ciò era ancora più magico del mezzo con cui ci era riuscita. Per ricompensarla la ninfa decise di donarle un nuovo fiore dorato che tuttavia la maga rifiutò , chiedendole invece un’altra gemma da poter offrire ai suoi compaesani. La ninfa accettò e poi si tuffò nel lago e sparì. Nevecroma da quell’esperienza trasse molti insegnamenti, in particolare che molto spesso le apparenze possono ingannare e che la magia più grande che esista è il bene !

      Il mio nome su facebook è Isabella Formisano =D! Un grosso bacio spero che la mia storia ti piaccia! <3
      ps. scusa per tutte le volte che ho cancellato il commento ma avevo problemi al pc xD

      Elimina
  8. Ciao!!! Complimenti davvero sia per il blog che l'idea della storia... è troppo carina :o)
    Il mio fb con cui ti seguo è LUIGI TUSCIANO / NANA ARIMA PROFILO II ( http://www.facebook.com/#!/nanaelou ).
    La storia è questa (anche se un pò lunghina), spero vada bene.... un bacione :*

    Accadde tutto in una notte d'inverno freddo. Il principe Lou tornò vincitore dalla guerra nel regno di CHIMERA che l'aveva tenuto impegnato per due anni. La folla si radunò in piazza per accoglierlo mentre l'ALCHIMISTA e mago Vit fece scoppiare i FIREWORKS in un cielo incredibilmente terso grazie ai suoi ABRACADABRA. Il principe era tornato dimagrito, con i capelli più corti ed il viso segnato eppure, a giudicare dalle espressioni estasiate delle fanciulle, la sua bellezza era rimasta intatta. Purtroppo per loro ad accoglierlo al castello di Senigallia oltre ai suoi genitori fieri Cristiano e Adelaide c'era Leda, la sua promessa sposa. Il principe Lou ringraziò i suoi sudditi e velocemente si ritirò nei suoi appartamenti, avrebbe dovuto essere sollevato per essere tornato sano e salvo ed addirittura vittorioso, ma non riusciva a togliersi dalla mente e dal cuore ciò che aveva vissuto in battaglia, quante vite aveva stroncato ed aveva visto stroncare, il pensiero delle mogli e dei figli che non avrebbero visto i loro cari tornare non gli dava pace. Convocò quindi Vit affinchè gli potesse dare qualcosa per riposare ed egli lesto gli preparò un infuso di POLLINE che lo fece cadere immediatamente in un sonno profondo, ma non fu sufficiente perchè tutto il malessere tornò a galla sottoforma di incubi. Sulla marea di corpi esanimi d'un tratto rivide lei, Elìs la principessa guerriera e comandante dell'esercito nemico. Nella battaglia decisiva stava per trafiggerla dopo averla gettata a terra, ma quando incrociò i suoi occhi nero pece si bloccò di colpo risparmiandole la vita creandole forse un'umiliazione ben peggiore decidendo di sottometterla al suo impero. La rinchiuse nel suo stesso castello insieme a suo padre re Crimeo ordinando alle guardie di portarli a Senigallia quanto prima per ufficializziare l'annessione del regno e così fu. Qualche giorno dopo ritrovò entrambi al suo cospetto, ma quando la rivide rimase quasi senza fiato. Della principessa guerriera in armatura, spada e scudo non c'era nulla se non una bellissima fanciulla dai capelli lunghi corvini ed un abito bianco di seta. Se non avesse incrociato di nuovo il suo sguardo avrebbe pensato che si trattasse di un'altra fanciulla, ringraziò il fato per averle salvato la vita privare il mondo di tanta beltà sarebbe stato un affronto. Elìs gli si avvicinò e s'inchino insieme al padre in segno di rispetto, il cuore di Lou era in tumulto tanto che ebbe paura potesse uscirgli dal petto, lì davanti a tutti. Era soggiogato dal fascino di quella donna, prima guerriera guidata da una fiamma ardente ora remissiva e bellissima, al punto tale da riconsegnargli il regno destando furia e preoccupazione da parte dei suoi e di Leda. Elìs e suo padre rimasero sorpresi, ma anzichè riprendere tutto come fosse un elemosina proposero un accordo che avrebbe soddisfatto entrambe le parti, questo per impedire una nuova guerra in futuro. Lou accettò ben volentieri prendendola come possibilità di poterla vedere più spesso, aveva bisogno di continuare a vederla.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. (CONTINUO)
      Era perdutamente innamorato, e se ne rese conto solo quando la vide ripartire, lei gli sorrise e lo ringraziò nuovamente per l'accordo concesso, gli baciò la mano in segno di rispetto e si allontanò in carrozza, per Lou fu come se si portasse dietro un pezzo di se. Passarono i mesi e Lou si sentiva morire giorno dopo giorno, le scrisse mille lettere a cui Elìs rispose lusingata e con infinita tenerezza, alla fine Lou prese coraggio e la raggiunse di nuovo deciso a confessarle i suoi sentimenti. Aveva paura come mai prima d'ora, nemmeno nella battaglia più dura, ma doveva farlo perchè l'amore l'aveva incatenato nel suo incantesimo più duro. Leda però aveva capito tutto e sentiva la rabbia scorrergli irruente nelle vene, stava per perdere tutto: il potere, il regno ed il suo principe, cose per cui aveva lottato duramente trasformando UTOPIA in reltà. Corse veloce da Vit, ci doveva essere un sortilegio o qualsiasi altra cosa che potesse riportare tutto alla normalità ed egli le prepose la più rapida delle soluzioni: VELENO. Un concentrato di erbe inodore ed incolore che messo nel cibo avrebbe portato alla morte istantanea. Le preparò una fiala che la principessa sparse accuratamente nelle pietanze cheLou avrebbe portato in dono ad Elìs ed al padre, ma durante il cammino incontrò dei mendicanti a cui offrì uno dei fagiani che trasportava, ignaro del maleficio che contenevano, commossi e lusingati lo invitarono a mangiarne un pezzo con loro com'era usanza nel loro popolo quando si offriva qualcosa, Lou accettò sperando di riprendere il cammino il prima possibile. Fu un attimo, insieme ai due mendicanti crollò sul prato sotto gli occhi increduli dei soldati che lo accompagnavano. Una metà rimase lì per tentare di reinvenirlo, un'altra metà corse in Chimera a chiedere aiuto. Elìs prese immediatamente il suo cavallo e li seguì con il cuore in pieno tumulto. Lou era adagiato a terra in un sonno profondo, come Biancaneve sotto l'effetto della MELA STREGATA della regina cattiva. Fu chiamato il mago più potente di tutto il regno, fu provato anche il bacio dell'Amore Vero, perchè senza farglielo capire lei ricambiava i sentimenti del nobile principe, ma non vi fu null'altro da fare che organizzare la pira riservata ai grandi guerrieri. Avvenne l'indomani nella piazza principale dove vennero a rendergli omaggio tutti, in prima fila Cristiano ed Adelaide distutti. Si sparse la voce che Leda si fosse impiccata nel giardino del castello, ma tutti pensarono per il forte dolore e non che fosse stato per il senso di colpa. Quella mattina di MEZZA ESTATE si alzò una fiamma altissima che si spense solamente sotto una PIOGGIA ACIDA scesa ininterrotta, come se anche il cielo volesse mostrare il proprio sdegno per quella morte prematura. Elìs rimase lì senza dire nemmeno una parola, con lo sguardo color pece perso nel vuoto, ancora incredula di aver superato mille battaglie ma non perdita di quell'amore mai confessato.

      Elimina
  9. Ciao, ti ho scoperta tramite il video di Ornella.
    facebook: Francesca Cataldi
    spero che ti piaccia il mio racconto.


    IL FALO’
    “vieni, hai bisogno di uscire e di distrarti” mi ha detto Ada, ed io, cretina che non sono altro, la sono stata a sentire. Tito sta suonando con la chitarra e il fuoco è altissimo, c’è un bellissimo cielo stellato, un classico falò sulla spiaggia in una classica sera di mezza estate. La location c’è, ci mancano solo i fireworks gli SPX i photo director e saremo i protagonisti del solito patetique-commercial blockbuster hollywoodiano… Quando tornerai inverno? quando dipingerai con le tue nuvole il cielo come la mia anima? quando la tua pioggia acida corroderà i capannoni industriali? quando avremo troppi compiti da fare per pensare a divertirci?… dimmi quando!
    Chi ha detto che l’alcol aiuta a dimenticare! Ho bevuta da sola mezza bottiglia di rum, ma Tony e ancora davanti ai miei occhi, quanto vorrei fosse una allucinazione, e invece no, Tony, è reale, è qui, e solo questo cielo stellato maledetto sa quanto lo ami! Solo lui ha visto il nostro primo bacio, solo lui ha visto le mie lacrime quando nella sua valigia per andarsene da me ha messo il mio cuore.
    Tito canta Sally, Ada fa la preziosa con Andrea ma alla fine gli si concederà, lo so io, lo sa lei, lo sanno tutti, è solo che alle volte giocare è necessario. Paolo gioca con me, m’accarezza i capelli, mi massaggia la schiena. Avevo deciso di tirare un dado per scegliere se stare al gioco o meno, ma la luna è alta, il ritmo delle onde si confonde con quello della chitarra, e sebbene questo falò non basta a sciogliere il giaccio dentro un giro di valzer, se non è un barbiturico, certo non è veleno. Io gioco!
    Abracadabra, sim sala bin, qualche sguardo ammiccante e ci siamo trovati li, appartati all’ombra, dove nemmeno la luna riesce ad essere indiscreta. M’ha infilato la lingua in bocca e la sua mano lesta a sbottonarmi il reggiseno. Era un gioco, una inezia, un urlare alle stelle “fottiti Tony, non ho bisogno di te”.
    Il caldo di luglio era li a congelare la più delicata scia di polline primaverile. Faceva freddo, la mano di Paolo era gelida come quella di un morto che chissà quale alchimista aveva portato in vita! Bastò un morso di quella mela stregata per sentirmi morta anch’io! Ma tanto era un gioco, sarei morta sola per finta, poi risorta, poi morta di nuovo… tanto era un gioco
    Aveva ancora il fiatone Paolo, e ce l’avevo anch’io ma dal mio corpo non poteva che uscire aria di febbraio. Il ragazzo provò anche a dirmi qualche parola dolce, lo bloccai, fatto i nostri porci comodi che senso avrebbe avuto continuare a giocare. Volsi lo sguardo vero il mare provando a sentire l’alito di Tony, solo un’utopia, una chimera. Tony se n’era andato da me, ed io resterò qui, a maledire il chiaro di luna, a ingurgitare e rigurgitare vodka, a giocare senza divertirmi, a sudare senza sentir calore.

    RispondiElimina
  10. Ciao!!! che bella idea hai avuto e grazie a Ornella che mi ha fatto scoprire il tuo blog!
    su fb ti seguo sotto il mio nome, Chiara Baccarini!
    ora la mia storia:

    Tutto accade una notte di mezza estate.
    Dopo un periodo buio e sconsolato in cui avevo sempre una goccia di veleno per chiunque (il mio soprannome per gli amici ormai era "pioggia acida") mi decisi a cambiare vita.
    Il lavoro, lo stress, le difficoltà della vita non mi avrebbero più condizionata. Ero bisognosa d'amore e anche se mi sembrava un'utopia aprire il mio cuore ero spinta da una forza più potente.
    Proprio in quei giorni al telegiornale avevo sentito parlare di un alchimista, un uomo sconosciuto, ma che che aveva una grande fama nell'esaudire i desideri della gente.
    Subito la mia mente scettica mi portava a pensare alle favole, alla mela stregata di Biancaneve o al fuso della bella addormentata, ma mi feci coraggio.
    Scaricai l'indirizzo e mi diressi verso la casa di questo famoso alchimista.
    Il paesaggio che mi si parò davanti, dopo due ore di strada, fu quello di un bosco, quasi incantato. Mi incamminai verso la sua casa e subito una ventata improvvisa alzò della polvere e del polline di fiori meravigliosi.
    Un brivido lungo la schiena, misto di paura e di curiosità. Continuando a camminare, finalmente, scorsi la casa.
    Corsi fino alla porta e vidi un cartello "qui i vostri sogni si avverano. Le vostre speranze non saranno più chimere"
    Ottimo inizio, pensai.
    Feci per bussare ma la porta si aprì da sola.. Ad accogliermi arrivò un piccolo batuffolo bianco chiamato "abracadabra" che mi indicò la stanza dell'alchimista.
    Imbarazzata vi entrai ed esposi i miei desideri all'uomo che senza dire una parola si alzò e con grande sorpresa non preparò alcuna pozione, anzi, mi disse che ero pronta, non avevo bisogno di lui.
    Sulla via del ritorno, ancora frastornata per quanto accaduto, ecco un botto: la mia ruota.
    "Ottimo, la sfortuna non mi ha abbandonato!" pensai,furibonda con me stessa sia per la macchina che per essermi avventurata fuori città e per di più a cercare l'aiuto di un alchimista.
    A un certo punto però ecco arrivare una macchina nel senso opposto. Si ferma e scende un uomo. Un uomo bellissimo e con un sorriso da far tremare le ginocchia... "Need a little help?" È io che in quel momento non ricordavo nè il mio nome nè una parola di inglese gli risposi bofonchiando e rossa come un peperone "Y....Y...yes".
    In un batter d'occhio cambiò la mia gomma bucata e mentre stavo per ringraziarlo (ancora non so in che lingua) si avvicinò a me e mi disse " look! There's a fireworks in the Sky!!" .
    Volete sapere come andò a finire?
    L'alchimista aveva ragione e io... Avevo trovato l'amore!

    RispondiElimina
  11. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
  12. Ciao, partecipo volentieri!
    Il mio nome su fb è Ilaria Oggioni.
    Ecco il mio racconto.

    Il mio arrivo in quella terra lontana e sconosciuta iniziò così: con una PIOGGIA ACIDA, che rendeva rarefatto tutto il paesaggio intorno all’aeroporto. Dovevo considerarlo un cattivo presagio? Chissà perchè ma il mio sesto senso mi diceva di no. Certo, i racconti di quel paese quasi incontaminato dall’opera cattiva dell’uomo mi sembravano + vicini all’UTOPIA che alla realtà, ma la sensazione che provavo sotto la pelle era sicuramente positiva. O forse il desiderio di aver finito di inseguire quella che era la mia CHIMERA era talmente forte da rendermi cieca.
    Arrivata in albergo, mi affondai nel morbido letto quasi vestita: 12 ore di jet-leg non sono mica uno scherzo! Altro che melatonina, ci vorrebbe una bacchetta magica e... “ABRACADABRA!” il sonno, la stanchezza, le occhiaie e la pelle spenta se ne vanno via tutti insieme allegramente per lasciarmi bella, fresca e pimpante, pronta a scoprire questo nuovo mondo. E invece questo nuovo mondo dovrà aspettare una dozzina di ore prima di vedermi.
    Il sonno si è impadronito di me dopo un brevissimo istante, come se avessi bevuto la + potente delle pozioni di un’ALCHIMISTA. E invece la stanchezza è ancora + potente, e mi fa capitolare nelle braccia di Morfeo in un lampo. Poi, improvvisamente, mi sveglio, riposata come non lo ero da non so quanto tempo. Guardo l’orologio: sono le 5:00. Accidenti, la colazione in albergo inizia tra due ore ma non ho + sonno, che faccio? Esco sul balcone per godermi l'alba del nuovo mondo, almeno per me. Mentre aspetto, gioco con del POLLINE caduto sul mio davanzale dall’albero che dalla strada allunga i suoi rami verso l’hotel, come se volesse spiare le vite che, come la mia, per brevi periodi lo abitano. “Che strano – penso – normalmente per me questa polvere granulosa è come se fosse VELENO, come mai ora non succede?”. E poi, eccolo lì: il sole che inaspettatamente quanto prepotentemente sorge in questa mattina di MEZZA ESTATE, come se fosse un fuoco d’artificio... “It seems FIREWORKS!”, è l’espressione di stupore che sento uscire dalla bocca del giovane jogger che si è fermato apposta per guardare questo spettacolo estasiante. Bene, allora non sono l’unica inguaribile romantica. Questo spettacolo mi ha riempito l’anima, ora ci credo: questa è la mia favola, e io mi sento Biancaneve! Non perchè voglia un Principe Azzurro che mi svegli con un bacio, ma solo perchè è sempre stata la mia favola preferita. Una sola differenza: io non mangerò nessuna MELA STREGATA!

    RispondiElimina
  13. Pioveva. Era una pioggia che non bagna, che si accumula dentro e non esplode. Erano le lacrime del suo cuore.
    Maria sbirciò dalla finestra, anche fuori si stava scatenando un bel temporale.
    Quel giorno aveva lavorato tanto, senza tregua. Era abituata a farlo, era l’unico modo che conosceva per non pensare.
    Le mancava ogni giorno di più, conviveva con la speranza che il tempo avrebbe potuto lenire ogni male.
    Ma come poteva guarire da un dolore così forte? La sua soluzione era stata quella di gettarsi a capofitto nel lavoro. L’aveva fatto subito, cinque mesi prima, senza pensare.
    Perché la vita non le aveva dato il tempo di pensare. Si era intromessa all’improvviso, un incidente, una telefonata, una notizia, quella che non vorresti mai ricevere, e tutto era esploso in miliardi di pezzi; come i FIREWORKS d’estate, quando il cielo è nero, quelli che lui amava tanto, che aveva imparato a chiamare così. Fireworks era stata la prima e unica parola inglese che lui aveva avuto il tempo di mandare a memoria.
    Lui.Guido. La vita, la gioia, la serenità, l’amore. Tutte cose che Maria era convinta, non sarebbe più riuscita a rivivere.
    Quella sera di MEZZA ESTATE era troppo stanca anche solo per pensare di lasciare il dolce conforto del divano.
    Così si addormentò lì.
    All’improvviso era a piedi nudi, attraversava un’immensa distesa verde che le sembrava di non aver mai visto. Indossava un vestito azzurro che conosceva bene. L’aveva scelto apposta tanti anni prima, per il loro primo appuntamento. Doveva essere tutto perfetto, e quel vestito con la cinta in vita le attenuava i difetti del suo fisico a pera.
    Passeggiò per un bel po’ di tempo, raccogliendo delle margherite ogni tanto, annusandole e starnutendo subito dopo. Era da sempre allergica al POLLINE dei fiori, ma non se ne curava; stava cercando di capire in tutti i modi come mai quel posto le fosse così familiare. Eppure era certa di non esserci mai stata.
    Ad un tratto, mentre era assorta nei suoi pensieri, si sentì chiamare “Maria! Maria!”.
    Quella voce. Quel suono melodioso. Il suo nome pronunciato in quel modo in cui solo lui sapeva fare.
    Le ginocchia l’abbandonarono. Si ritrovò per terra, arrancava per rialzarsi, e qualcuno da dietro la sorresse.
    “ Non può essere vero!” pensò.
    Supportata dalla forte speranza che nutriva si voltò, e lo vide.

    RispondiElimina
  14. CONTINUO
    Era lui, il marito che il destino crudele le aveva portato via, la sua ancora peri momenti bui, il suo conforto, la sua vita. Era Guido, ed era lì.
    Lui la aiutò a rimettersi in piedi. Era bellissimo. Indossava lo smoking che aveva comprato per il loro matrimonio. Ma non aveva messo la cravatta. Come al solito. Era sempre anticonformista. E lei questo lo sapeva bene. Era la ragione per cui l’aveva sposato.
    “ABRACADABRA” urlò lui all’improvviso.
    Maria era sconvolta. Rise, sorrise, pianse e lo abbracciò forte. E in quell’abbraccio ritrovò la forza che le serviva. Lui era lì, le stava sistemando i capelli dietro le orecchie, come faceva sempre. La guardava negli occhi. Dio quanto le era mancato.
    Gli saltò al collo ed entrambi finirono per terra, si rotolarono per un po’ e poi lui con uno sguardo serio serio le disse: “ Ti amo! Ti amerò per sempre!”.
    Quelle parole la colpirono dritta al cuore.
    Finalmente Maria capì perché quel posto le sembrava così familiare.
    L’aveva scelto lei, di notte, tanto tempo prima.
    Fin da ragazzina aveva sofferto d’insonnia. E quella notte aveva acceso il pc e attraverso le immagini aveva cominciato a viaggiare in posti meravigliosi. Parigi, New York, Africa. Posti che da bambina sognava visitare,ma che erano rimasti lì, nel cassetto dei desideri, poiché da adulta aveva limitate risorse finanziarie.
    Ma non le importava, era comunque la donna più felice del mondo. Nessun viaggio l’avrebbe colmata di gioia quanto l’uomo che aveva sposato e che in quel momento dormiva nella stanza accanto.
    Stava osservando la foto di un’immensa distesa verde, quando lo sentì arrivare alle sue spalle.
    “ Bello vero?” disse suo marito, con una nota di malinconia nella voce.
    Sapeva da sempre quanto la moglie amasse viaggiare, ma il suo lavoro da operaio non gli permetteva di realizzare i suoi desideri.
    “Mai quanto te!” rispose Maria, che oltre che negli occhi e nel cuore, aveva imparato anche a leggere nella voce del marito.
    “ Vorrei tanto portarti in un posto così…”
    “ Fallo. Ora. Immaginaci lì” disse Maria.

    RispondiElimina
  15. CONTINUO
    Allora Guido, assumendo una posizione eretta, e schiarendosi la voce, quasi stesse per intonare un’opera lirica, cominciò a raccontare: “ C’erano una volta due sposi novelli, che vivevano in un posto meraviglioso, pieno di fiori e alberi da frutto. Quel posto gli era stato concesso come dono di nozze dal dio “UTOPIA”, famoso per il suo desiderio di voler realizzare una società perfetta, e far vivere gli uomini in costante serenità. Erano felici lì, non avevano limiti di spazio, né di tempo. L’unico loro dovere era quello di proteggere ad ogni costo la MELA STREGATA che il signor ALCHIMISTA, segretario del dio Utopia, gli aveva donato insieme alle chiavi di quel paradiso terrestre. I due sposi dovevano essere molto vigili. Il pericolo più grande era rappresentato da una tremenda CHIMERA, che avrebbe fatto di tutto per impossessarsi della mela che donava, a chi la mangiava, l’immortalità. Se fosse stato necessario li avrebbe perfino uccisi con le sue frecce impregnate di VELENO. I due sposi…”
    “Amore questa storia mi ricorda, a tratti, qualcosa di biblico..” lo interruppe Maria.
    “Sono le 4:00 del mattino, fra due ore devo essere al lavoro e muoio di sonno. Non posso fare di meglio” rispose imbronciato Guido.
    Quel broncio le piaceva, lo trovava dolce e le scioglieva il cuore.
    “Va bene. Racconto io allora! Ma tu non interrompermi” si raccomandò Maria. “C’erano una volta due sposi novelli. Un giorno d’estate decisero di andare a passeggiare in un bel prato che gli era stato consigliato dai loro amici. Lei per l’occasione indossò il vestito del loro primo appuntamento…”
    “Quello azzurro! Ehm… scusa…” disse Guido accortosi dell’occhiataccia della moglie.
    “… decise di indossare il vestito del loro primo appuntamento. La snelliva, lo sapeva bene. Ma l’avrebbe indossato comunque, anche se avesse messo in risalto i suoi difetti. Quel vestito rappresentava l’inizio della loro vita insieme. Passeggiava tra i fiori, ogni tanto raccoglieva delle margherite. Ed era felice. Ma aveva perso di vista il marito, non riusciva a trovarlo nonostante lo stesse chiamando a gran voce.
    “Maria!Maria!” udì all’improvviso.
    Si voltò e lo vide, bellissimo nel suo smoking nero, quello che aveva acquistato per il loro matrimonio. Si stava sistemando la cravatta…”
    “No Amore! La cravatta no! Lo sai che non la sopporto…” la rimproverò Guido.
    “ok! Senza cravatta allora…”sorrise Maria”… quando giunse davanti a lei, aprì le braccia e urlò…”
    “Abracadabra!” la precedette il marito.
    “Si dice voilà! Te l’avrò ripetuto centinaia di volte” rispose Maria, con una vena polemica nella voce.
    “Mmm… smettila di fare la maestrina…”, Guido le cinse la vita e le diede un lieve bacio sul collo provocando nella moglie brividi in tutto il corpo, accompagnati da infantili risolini.
    “Tu fammi finire il racconto!...” “.. giunse davanti a lei, aprì le braccia e urlò: voilà!. La giovane sposa, felice di vederlo, gli saltò al collo, lo abbracciò forte e i due caddero per terra e cominciarono a rotolarsi tra l’erba. “Ti amo e ti amerò per sempre” disse l’uomo guardandola fissa negli occhi…”.

    RispondiElimina
  16. CONTINUO
    E l’aveva fatto, l’aveva fatto davvero.
    Maria ebbe un sussulto, stava vivendo in un sogno il racconto che aveva ideato per il marito tanto tempo prima. Eppure sembrava così reale. Guardava Guido negli occhi, e quegli occhi erano gli stessi di sempre. Avrebbe voluto rispondergli, urlare con tutto il fiato che aveva in corpo che anche lei lo amava e l’avrebbe amato per sempre. Ma era come se la voce non volesse saperne di venir fuori. Intanto l’immagine di suo marito si stava dissolvendo, Maria non ci voleva credere. Lo stava per perdere. Di nuovo. Provava ad afferrarlo con tutte le sue forze, ma non ci riusciva. Gli occhi di Guido erano però ancora lì, di fronte a lei. Le stavano dicendo qualcosa, doveva concentrarsi per capire bene…
    D’un tratto qualcosa la scosse, qualcuno. Aprì gli occhi e vide chi l’aveva svegliata dal suo meraviglioso sogno. Angela, sua figlia, capelli biondi arruffati, pigiamino stropicciato, cinque anni e una vita davanti.. E poi i suoi occhi, li aveva proprio rubati al padre.
    “Mamma facciamo colazione?” le chiese con la sua dolce vocina.
    Maria guardò quell’angelo meraviglioso, la ragione per cui decideva di alzarsi dal letto ogni mattina. La guardò negli occhi e capì che suo marito era ancora con lei.
    Il sogno le aveva lasciato addosso il malessere che lasciano tutte le cose belle quando finiscono.
    Nel suo cuore pioveva ancora, ma era PIOGGIA ACIDA, che corrode e non perdona.
    Sapeva che avrebbe dovuto imparare a convivere con quel dolore, ma ora era ancora troppo presto per far cessare la pioggia.
    Si alzò dal divano, prese in braccio la figlia e la strinse forte a sé.
    Poi spiò fuori dalla finestra. Non c’era più traccia del temporale della sera prima, tranne che nel cielo. Immaginò che quell’arcobaleno fosse stato dipinto dal suo amore. Non poteva essere altrimenti.
    Si fece coccolare un po’ dal tepore dei raggi solari che facevano capolino tra le nuvole, come il bacio del buongiorno che non riceveva più da tempo.
    Preparò la colazione per Angela, il suo sole, e la guardò mangiare.
    Si sorprese nell’immaginare che anche Guido fosse lì, con loro. Ma sorrise. Non era fantasia. Lui era lì.
    E sarebbe rimasto con loro. Per sempre.


    :) Sono Chiara Mandorino su fb.
    spero ti piaccia!

    RispondiElimina
  17. Partecipo anch'io!!!
    Ecco la mia storia:

    Di nuovo da sola. Adriano è fuggito,come tutti quelli prima, davanti il mio muro di apatia. Non so quando cominciò, mi ricordo solo che da un giorno all'altro il mondo era diventato completamente bianco. Niente riusciva a scuotere la mia immaginazione, era sempre la stessa routine. Come un'ape che porta il polline da un fiore all'altro. Persino le amiche con cui avevo trascorso una vita si erano adeguate ad una banalità che mi risultava e risulta tuttora un veleno che uccide lo spirito.
    Dato che sono di nuovo single, decido di uscire e vedere se qualcosa riesce a sconfiggere la mia chimera, il mio demone. Già so che si rivelerà una perdita di tempo però un'altra chanche al Destino non la si rifiuta mai. Per aiutarlo a darsi una mossa evito i soliti locali e ne scelgo uno piccolino, quasi nascosto alla vista, come la piccola capanna di un eterno alchimista che cerca con qualche abracadabra e tanti alambicchi di cambiare quel destino così beffardo. Stranamente qualcosa dentro di me alza la testa, curiosa ma anche spaventata che tutto si riveli, come al solito, una batosta. Risoluta, entro.
    Dio mio. E' incredibile. Sembra di essere entrata in una di quelle sciocche storie dove la principessa di turno si fa fregare da una strega travestita che, nonostante sia ebbra di potere, usa una mela avvelenata! Ma andiamo!
    Le casse pompano uno di quei tanti successi fittizzi che adesso vanno tanto di moda...credo che si tratti di "Fireworks" o qualcosa del genere. Tutto è pervaso da una luce cosi particolare che per un momento mi dimentico della mia compagna invisibile e mi emoziono come non accade da anni. I miei occhi vengono catturati da uno sguardo così perfetto che le gambe quasi mi cedono, è uno sguardo diverso dal solito tipo di occhiate che ti vengono lanciate in un locale, questo sembrava dire "vieni da me, posso darti una ragione per continuare a sognare" . Il mio corpo si muove automaticamente verso quegli occhi e arrivo davanti ad un ragazzo, perfettamente a suo agio nel ruolo di bellissimo che la natura gli ha donato. Mi prende per mano e mi porta fuori, nella notte, silenziosa come non lo era mai stata ma talmente adatta al rumore nella mia testa che sembra messa lì per me. Guardandomi con quegli occhi così azzurri che mi facevano sentire come una fata immersa nel cielo di mezza estate, serena che il suo volo non sarebbe stato interrotto da niente, appoggia le labbra sulle mie, cancellando ogni dubbio sul fatto che talvolta le utopie sono così reali da far male. Staccatosi, rientra nel locale, lasciandomi così sconvolta da restare impietrita. Tornando a casa mi sono resa conto che quel ragazzo mi ha riportato alla luce, ad amare quei colori che ormai pensavo scomparsi, tanto vividi che neanche la peggior pioggia acida, che sia essa interiore o reale, potrà mai più portarmeli via.

    Su fb sono Valentina Agoefilo
    Spero proprio ti piaccia la mia storiella!

    RispondiElimina
  18. Ottima l'idea che è stata proposta di scrivere una storia con i nomi degli ombretti della palette, per me poi che scrivere e truccarmi, sono le mie passioni questo è un connubio perfetto!!! La mia è una storia invetata, ma non di fantasia, parla di un tema ormai troppo attuale: la violenza sulle donne!! So che è stata una scelta azzardata ma è quello che le parole mi hanno suggerito di scrivere!!
    Su fb sono Annalisa Amura

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La mia sarà una storia qualunque, la storia di una bambina a cui la mamma aveva sempre narrato la favola di Biancaneve, del morso alla MELA STREGATA e di come il principe con un dolce bacio l'aveva salvata e, come nelle migliori favole tutto finiva con un "...e vissero felici e contenti".
      Crescendo quella bimba ha imparato ben presto che quell'amore così profondo e magico era solo un'UTOPIA, la realtà era ben diversa da quella che le era stata descritta, in questo mondo non c'erano nè principi nè amori magici...
      Il suo primo approccio con l'amore avvenne con un uomo molto più grande di lei.
      Era primavera, la stagione che con i suoi profumi e quel POLLINE sparso nell'aria come fosse polvere magica, risveglia tutti i sensi, lui la vide lì seduta a quel tavolino di un bar a mangiare un gelato con le amiche e da subito pensò che quella sarebbe stata la sua prossima preda. Una ragazzina con lunghissimi capelli scuri, gli occhi grandi e un sorriso da mozzare il fiato non poteva lasciarlo indifferente, no doveva essere sua, aveva deciso!! Da quel giorno prese a seguirla, iniziò a farle regali e sorprese inaspettate, le faceva trovare ogni giorno pensierini sul motorino all'uscita dalla scuola, la riempiva di attenzioni tanto da farla sentire al centro del suo mondo. Lei che aveva solo 16 anni accanto a lui iniziò a sentirsi donna e per la prima volta iniziò a credere che quella che la mamma le raccontava non era soltanto una favola e che il principe azzurro esistesse davvero.
      All'inizio lui era perfetto, fantastico, era ciò che aveva sempre desiderato, ma un bel giorno le cose cambiarono.
      Era una notte di MEZZA ESTATE, da una radio in lontananza echeggiavano le note della sua canzone preferita, FIREWORKS di Kate Perry, quante volte l'aveva ballata a piedi nudi nella sua stanza, sognando quell'incontro con il suo principe azzurro, quante volte ci aveva fantasticato su e ora come per magia si ritrovava lì su quella spiaggia stretta tra le sue possenti e rassicuranti braccia e tutto le sembrava proprio come l'aveva sempre sognato.
      Quella magia fu interrotta da una forte ed improvvisa PIOGGIA ACIDA, uno di quegli improvvisi acquazzoni estivi, che li sorprese dando a malapena ai due il tempo di ripararsi in una cabina. In quello spazio così stretto, averla ad un passo, con i vestiti inzuppati che lasciavano ben poco all'immaginazione e quei capelli che le ricadevano pesanti sul seno, scattò in qell'uomo l'istinto di averla. Iniziò a guardarla con occhi strani e il suo fiato era sempre più pesante, come un predatore che si appresta ad agguantare la sua fragile ed indifesa preda, le strappò di dosso i vestiti e le si scaraventò addosso. Nonostante i rifiuti di lei, le urla con le quali lo implorava di smetterla e la paura che le si leggeva sul volto lui non si fermò finchè non ebbe finito, e una volta soddisfatto il suo istinto la lasciò lì sola ed indifesa.
      Quello che fino ad allora lei aveva considerato l'amore della sua vita, ad un tratto si era trasformato in uno stregone malvagio, che con i suoi ABRACADABRA l'aveva stregata al punto tale che lei non si era mai resa conto che colui che aveva accanto non era il principe azzurro, ma un potente ALCHIMISTA, che con i suoi intrugli d'amore le aveva fatto credere ciò che non era...con i suoi baci le aveva iniettato VELENO nel cuore e con le sue carezze le aveva messo addosso quell' amarezza che una ragazzina alla sua età non avrebbe mai dovuto conoscere, le aveva fatto scoprire troppo presto cosa voleva dire essere trattata come un oggetto. Il suo corpo era stato preso ed usato come si fa con una bambola di pezza senza cuore nè anima, ed era così che lei ora si sentiva: svuotata, quell'essere spregevole aveva distrutto tutti i suoi sogni, aveva fatto a pezzi la sua CHIMERA, facendole capire troppo in fretta cosa significava la parola "violenza"!!

      Elimina
  19. Seduta al tavolino mi guardo le mani. Nonostante il sole picchi forte già da un mese, la mia pelle non si è scurita. Come al solito.
    I bordi attorno alle unghie e le piccole rughe hanno il colore delle nuvole.
    Qualcuno che avevo amato molto, in passato, mi soprannominava banalmente "Biancaneve".. in un'epoca, tra l'altro, in cui tutto ciò che rendeva la mia vita simile alla favola in questione era la mela stregata.

    Seduta al tavolino mi sento sfinita.
    La barista pare quasi scocciata mentre mi prepara l'aperitivo.
    Al tavolo opposto al mio c'è una ragazza col cane, la sua voce dolce fa a pugni col suo aspetto: il seno prosperoso è evidente sotto la magliettina, e la scritta "fireworks" sembra quasi esplodere. Mi giro e sorrido, pensando che "esplodere" è proprio il termine adatto.
    Il mio aperitivo arriva. Basta un goccio per farmi tornare alla mente perchè da tempo avevo smesso di ordinarlo: veleno puro.

    Seduta al tavolino ripenso a quando qui ci venivo spesso, quelle sere di Luglio così belle e luminose.
    Grazie alla pazza voglia di esprimermi che mi implodeva dentro, dopo il primi tempi lontano da qui, la gente si girava a guardarmi:
    che il mio viso da ragazzina stonasse con la mia passione per i trucchi e gli abbinamenti stravaganti?
    In quei frangenti notavo spesso gli sguardi dei vecchi del paese. I vecchi intristiti, squagliati, intorpiditi davanti ad un bicchiere di bianco scadente.. svuotandolo e riempiendolo nell'utopia di una giovinezza lasciata a marcire sul fondo.
    In quei frangenti io ridevo. I miei amici ridevano, mi sussurravano: "qui non è Berlino."

    Quando ero più giovane, invece, nei pomeriggi dopo la scuola me ne venivo qui e mi piazzavo sulla solita panchina color verde abete.
    Tra le mani facevo bella mostra de "l'Alchimista" di Coelho e aspettavo Bruno.
    Mi incantava quella sua aria da intellettuale e continuamente cercavo il suo sguardo nei miei appuntamenti a senso unico.

    Ci volle poco per capire che non basta un abracadabra per conquistare una persona, cambiare una mentalità o reinventarsi tutti i giorni.
    Ed è stato sull'onda di questo che sono partita poche stagioni dopo. Perchè qui, tutto quello che cercavo io, non esisteva.
    Giuro che è così che è avvenuto.
    La mia chimera mi ha scovata, mi ha inghiottita anima e corpo in un solo colpo, facendo di tutto quello che ero fino ad allora solo brandelli.
    Particelle infinitesimali che si sono sparse come polline nel cielo azzurro di Berlino appena un anno dopo.
    Ho passato del tempo in bilico tra i miei desideri, e forse quel tempo è soprattutto oggi.

    Oggi: Seduta al tavolino, fa caldo. Mi si incollano i polsi al legno sverniciato dall'usura.
    Quando chiudo gli occhi mi chiedo se possa bastare questa mezza estate per insabbiare la nostalgia dei lunghi mesi freddi.
    Delle notti passate alla deriva, coi ricordi a migliaia di chilometri.. eppure così vividi che neanche la pioggia acida che mi riempiva gli occhi riusciva a lavare via.
    Mi sono lacerata, ho dato peso a tutto, mi sono persa e ritrovata un milione di volte.
    E' per questo che sono qui, davanti ad un bicchiere dal quale so che non berrò, con un sorriso che pare tagliarmi in due la bocca. Mi perdo nel riverbero del sole, io esattamente dove devo essere, ora, sotto un cielo così grande.. prendo un tovagliolino pulito e scrivo: "qui non è Berlino."

    su fb sono sempre: ValeTutto
    e grazie, per avermi dato modo di scrivere un po'.

    RispondiElimina
  20. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  21. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  22. STRANO RISVEGLIO

    Una chimera camminava sul davanzale della mia finestra ergendosi fiera della sua figura. Ruggiva con la sua potente testa leonina fissandomi con occhi ardenti, sprigionava elettricità con le sue corna da capra e aizzava la sua coda di serpente contro di me come se volesse mordermi. Non ero seriamente atterrita da quell’immagine, ma certamente ne ero turbata.


    Quella mattina mi svegliai intontita, nulla attorno a me sembrava reale, non più di quanto lo fosse quella visione. Mi chiesi cosa potesse mai significare, ma tutto ciò che mi veniva in mente era la simbologia alchemica che da piccola avevo visto in un libro illustrato. Da quel giorno avevo deciso che sarei diventata un’alchimista, che avrei studiato tutte le fasi di elevazione e che avrei incontrato uno dei tanti animali misterici, spesso fusione di più animali insieme. Ma erano solo sogni infantili, utopie irrealizzabili. Quel giorno già grigio e deprimente di per sé fu reso a dir poco insopportabile dall’interminabile lezione di scienze: il professore aveva cercato di attirare la nostra attenzione con una lezione a parer suo attualizzata, perché aveva cominciato un lungo discorso sulle piogge acide. Aveva sollevato i problemi ambientali che da essa nascevano, nonché tutti gli effetti nocivi sulla salute dell’uomo. Ma piuttosto che ascoltarlo, avrei di gran lunga optato per l’ingerimento della mela stregata di Biancaneve. Quando la campana di fine ora rimbombò nelle mie orecchie, mi reputai finalmente salva. Ma tale condizione sarebbe durata davvero troppo poco. Dimenticavo che l’ora successiva forse sarebbe stata anche peggiore della precedente e al solo pensiero di un’ intera ora di fisica incomprensibile mi veniva l’ansia, o meglio un senso di claustrofobia acuto. Forse fu proprio questo che mi fece ricadere in uno stato di sonnolenza che divenne ben presto sonno.

    RispondiElimina
  23. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  24. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

    RispondiElimina
  25. Un’ape leggiadra posava le sue fragili zampette su di un petalo, guardava dentro di esso per scorgervi qualche granello di polline rimasto mentre l’arsura di quel giorno di mezza estate la incitava a cercare riparo. Ma poi mi vede, mi osserva per un po’, ma non dimostra di aver paura: piuttosto sembrava che mi stesse studiando. Così mi misi a osservarla anch’io. Riuscii a farlo finché non incontrai il suo sguardo, terribile, minaccioso. Non fui capace di trattenermi oltre e mi allontanai. La piccola ape allora fu infastidita dalla mia presenza o forse dal mio movimento e mi puntò contro il suo pungiglione. Voleva iniettarmi il suo veleno e…


    Una musica cominciò a disturbare i miei pensieri, il mio sogno. Sentivo una voce femminile urlare a squarciagola:
    Cause baby you’re a firework
    Come on show ‘em what your worth
    Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
    As you shoot across the sky-y-y
    Baby you’re a firework
    Come on slet your colors burst
    Make ‘em go “Oh, oh, oh!”
    You’re gunna leave ‘em fallin’ down-own-own.

    La mia compagna di banco, Giulia, mi aveva poggiato il suo i-pod sulle orecchie e alzato il volume al massimo affinché mi svegliassi. Il professore stava passando tra i banchi per osservare lo svolgimento di un qualche misterioso esercizio che io mi ero persa. Mi sentivo frastornata in misura fin troppo maggiore rispetto al mio risveglio mattutino. Quel giorno avevo qualcosa di sbagliato dentro di me, credevo di delirare, di vivere la vita di qualcun altro o addirittura di essere completamente impazzita. L’ultima ipotesi era quella che mi convinceva di più al momento.
    <> dissi rivolgendomi a lei
    Annui leggermente con la testa.
    <>
    Giulia non prestò davvero attenzione alle mie parole, ma rispose: <>
    Alzai un sopracciglio irritata, non aveva assolutamente guardato la situazione da un punto di vista serio.
    <> disse rendendosi conto della mia indignazione <>

    Il discorso di Giulia mi aveva inquietato ancor di più dei sogni stessi ma decisi che valeva la pena tentare. Il guaio fu che funzionò.




    E' una storia un pò insolita e particolare, spero ti piaccia =D

    FB: Claudia Leonardi

    RispondiElimina
  26. Non capisco perchè toglie le frasi tra le virgolette =(

    L’ultima ipotesi era quella che mi convinceva di più al momento.
    " Giulia, posso farti una domanda? " dissi rivolgendomi a lei
    Annui leggermente con la testa.
    "Da questa notte continuano a materializzarsi strane visioni nella mia mente ogni volta che mi addormento. Pensi che stia diventando matta o che è frutto di stress scolastico?"
    Giulia non prestò davvero attenzione alle mie parole, ma rispose: " Forse è un richiamo di esseri soprannaturali dai quali discendi. Ti stanno sicuramente chiamando per riportarti a casa"
    Alzai un sopracciglio irritata, non aveva assolutamente guardato la situazione da un punto di vista serio.
    " Ok, scusami " disse rendendosi conto della mia indignazione " Senti, conosco un rimedio contro queste visioni. L’ho letto su un libro molto antico in biblioteca l’altro giorno: costruisciti un amuleto a forma di triangolo rovesciato in cui si ripeta la parola abracadabra dalla base fino al vertice, indossalo e sarai libera dai tormenti della tua anima "


    Il discorso di Giulia mi aveva inquietato ancor di più dei sogni stessi ma decisi che valeva la pena tentare. Il guaio fu che funzionò.

    RispondiElimina
  27. Ciao!!! Sono Francesca Bertazzoni...anche su facebook!!
    Ecco la storia..breve, ma spero divertente!

    E'una calda...caldissima mattina di mezza estate, prendo l'auto per andare al lavoro e mi avvio verso il negozio, dove mi aspetta un'interminabile giornata d'afa estiva, come solo in pianura padana può essere. Meno male che c'è l'aria condizionata, che stranamente quest'estate ha deciso di non abbandonarci come sempre.
    Non sono in forma: oltre l'afa, la mia allergia al polline mi sta dando da fare e gli antistaminici che sto prendendo sembrano un veleno elaborato da un alchimista molto in gamba(potrei chiedergli una pozione per l'allergia!!!).
    La giornata procede lenta, e il meteo dello smartphone prevede un acquazzone di pioggia acida (rappresentata dall'app del cellulare con una goccia di pioggia in fase preciclo..o almeno la faccina dell'icona sembra dire questo!).
    Sono annoiata e decido di fare qualcosa, dato che a causa del caldo, o delle previsioni meteo, in giro non c'è un cane. Opto per l'allestimento della vetrina, il cui tema della settimana è "Abracadabra, un tuffo nella magia"!!
    Ho vestito un manichino da megera e in mano le ho messo una mela stregata! Da brivido! Ad un altro ho messo una cappello da mago e una bacchetta magica tra le mani. Infine ho completato il tutto disegnando una chimera buona sullo sfondo (questa è stata in assoluto la cosa più difficile, sembrava un'utopia, ma per fortuna in disegno avevo 10!).
    Direi che ci siamo. Gran bel lavoro Francesca! E stasera, per premiarmi vado in spiaggia; so che faranno uno spettacolo pirotecnico per festeggiare l'anniversario del "Fireworks": è un bel locale, un pò troppo da "Vips" per i miei gusti, ma adesso rubo la bacchetta al mago della vetrina e mi trasformo in una principessa. Anzi no..mi basta mascara e rossetto! Cosa me ne faccio della bacchetta...giusto?!

    In bocca al lupo a tutte!!! Baci!!

    RispondiElimina